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Guida pratica a contributi, requisiti e iter per CER, imprese ed enti locali.

Il Bando della Regione Emilia-Romagna a sostegno delle Comunità Energetiche Rinnovabili, approvato con delibera n. 2105 del 15 dicembre 2025, finanzia investimenti per nuovi impianti o potenziamenti destinati a CER già costituite. La misura rientra nel PR FESR 2021-2027, Azione 2.2.3, e rappresenta uno strumento concreto per imprese, enti locali e soggetti promotori che vogliono strutturare progetti coerenti con il quadro della condivisione dell’energia. Il suo valore non sta solo nel contributo, ma nella possibilità di trasformare una configurazione CER in un investimento tecnicamente e amministrativamente solido.
La finestra per la presentazione delle domande va dal 17 marzo 2026 al 7 maggio 2026, quindi il margine operativo è definito e richiede una preparazione anticipata. Chi valuta la misura cerca soprattutto tre risposte: chi può partecipare, quali spese sono ammesse e come impostare correttamente la domanda. In sintesi, gli aspetti centrali del bando sono:
Per questo il bando è particolarmente utile a chi ha già superato la fase esplorativa. Non premia idee ancora generiche, ma interventi con governance, impianto, configurazione energetica e documentazione già coerenti. Per imprese e pubbliche amministrazioni, la differenza tra interesse teorico e reale ammissibilità si gioca proprio sulla maturità del progetto e sulla qualità del dossier presentato.
Dal punto di vista economico, il bando prevede un contributo a fondo perduto pari al 35% delle spese ammissibili, con un massimo di 150.000 euro per ciascuna domanda. La dotazione finanziaria complessiva è pari a 2,5 milioni di euro, un dato che chiarisce subito la natura selettiva della misura. Non si tratta di un incentivo per iniziative ancora preliminari, ma di un supporto a investimenti già impostati sotto il profilo tecnico, economico e documentale.
Il bando si inserisce nel quadro definito dal D.Lgs. 199/2021, che disciplina anche le configurazioni di autoconsumo diffuso e le CER, e si colloca in un contesto europeo rafforzato dalla RED III. Per imprese ed enti pubblici, il punto decisivo non è solo l’entità del contributo, ma la sua compatibilità con altri incentivi disponibili. Prima di costruire il piano economico conviene verificare questi elementi:
Il bando non è cumulabile con il contributo PNRR dedicato alle CER né con le detrazioni fiscali richiamate dall’avviso, mentre resta compatibile con la tariffa incentivante nazionale entro i limiti previsti dalla disciplina di riferimento. Questo incide direttamente sulla sostenibilità economica del progetto e sulla costruzione del piano finanziario, soprattutto nei casi in cui l’intervento coinvolga più soggetti e richieda una gestione condivisa dei benefici e degli equilibri economici.
Il bando consente di presentare domanda alle CER già costituite oppure, in alternativa, ai singoli membri della comunità, purché sostengano direttamente l’investimento. Non è quindi un avviso aperto a qualsiasi soggetto interessato all’energia condivisa. Sono escluse le persone fisiche e, per i soggetti in forma d’impresa, valgono requisiti ordinari come iscrizione al Registro delle imprese, regolarità amministrativa e assenza di condizioni ostative.
Gli interventi finanziabili riguardano la nuova costruzione o il potenziamento di impianti o unità di produzione da fonti rinnovabili, purché destinati alla CER e con potenza massima di 1 MW. Non sono invece ammissibili revamping, repowering o semplici sostituzioni di impianti esistenti. Anche sul piano documentale il livello richiesto è già avanzato, perché la domanda da presentare sulla piattaforma SFINGE 2020 deve essere supportata da atti tecnici e amministrativi coerenti.
Tra i documenti più rilevanti rientrano il titolo di disponibilità dell’area o della copertura, la documentazione tecnica, la richiesta di preventivo di connessione, lo schema impiantistico, la relazione tecnica e la modulistica ambientale. Se la domanda è presentata da un singolo membro della CER, serve anche la dimostrazione del surplus energetico, con produzione annua stimata superiore di almeno il 15% rispetto al consumo medio degli ultimi due anni del richiedente. Questo è il punto che più riduce il rischio di inammissibilità, perché impone di verificare in anticipo struttura giuridica, localizzazione tecnica e coerenza effettiva della futura condivisione dell’energia.
La procedura è valutativa a sportello, quindi l’ordine di arrivo conta, ma solo per i progetti che superano la soglia minima di qualità. Il punteggio minimo richiesto è 50 punti e la valutazione considera qualità tecnica, dimensione della CER, produzione attesa, capacità di accumulo, sostenibilità economico-finanziaria e ricadute sociali. Sono previste anche premialità, tra cui un incremento del contributo del 5% per progetti localizzati in aree montane o aree interne, oltre a punteggi aggiuntivi in presenza di finalità sociali o del coinvolgimento di soggetti vulnerabili.
Per imprese e pubbliche amministrazioni, questo significa che non basta rispettare i requisiti formali. Serve una proposta già matura, con una governance definita, un dimensionamento coerente, una logica di condivisione energetica credibile e un impatto misurabile. Prima di inviare la domanda conviene presidiare questi aspetti:
La finestra per presentare domanda va dal 17 marzo 2026 al 7 maggio 2026. I lavori devono iniziare dopo la presentazione della domanda, con conclusione entro il 31 dicembre 2027 e rendicontazione finale entro il 31 maggio 2028. Inoltre, l’operazione deve mantenere stabilità per almeno 5 anni dopo la liquidazione del contributo. Questo rende il bando particolarmente adatto a soggetti che hanno già trasformato l’idea di comunità energetica in un progetto strutturato, con un impianto coerente con la disciplina tecnica, una CER formalmente definita e un fascicolo documentale già robusto. Contatta il nostro team per una valutazione personalizzata.
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