Indice
2.710+
Impianti Realizzati
Capire quale livello di connessione serve davvero, aiuta a valutare tempi costi e margini di sviluppo dell’impianto.

Per un’impresa che realizza un impianto fotovoltaico, un sistema di accumulo o un impianto di cogenerazione, il livello di connessione incide su tempi di allaccio, costi di rete, opere necessarie, iter operativo, business plan, cronoprogramma e sostenibilità economica. Non è quindi una scelta solo tecnica, ma una decisione che condiziona la fattibilità concreta del progetto, il rapporto con la rete elettrica e la possibilità di crescita del sito nel medio periodo.
Nel quadro del TICA di ARERA, fino a 100 kW la connessione è ordinariamente in bassa tensione, mentre oltre questa soglia e fino a 6.000 kW il riferimento ordinario diventa la media tensione. Per aziende e pubbliche amministrazioni, questo passaggio modifica complessità, pianificazione, coordinamento con il distributore e impostazione complessiva dell’investimento. I punti essenziali da considerare sono:
La distinzione tra BT e MT cambia quindi il modo in cui il progetto viene strutturato fin dalla fase preliminare. Per questo la connessione non va letta come un adempimento finale, ma come una variabile centrale di fattibilità tecnico-economica, soprattutto quando il sito ha consumi elevati, prevede più sezioni impiantistiche o richiede una configurazione coerente con futuri ampliamenti.
Il primo criterio è quello normativo. Il TICA stabilisce che per potenze in immissione fino a 100 kW il servizio di connessione è erogato in BT, mentre oltre 100 kW e fino a 6.000 kW il livello ordinario è la MT. Questa regola, però, non va letta in modo rigido: il gestore di rete può adottare una soluzione diversa sulla base di valutazioni tecniche, della configurazione locale della rete e delle caratteristiche reali del punto di consegna.
Nei progetti di ampliamento conta anche la distinzione tra potenza in immissione richiesta, potenza aggiuntiva richiesta e potenza ai fini della connessione. Se esiste già una connessione attiva, il livello di tensione può dipendere non solo dalla nuova taglia dell’impianto, ma anche dalla capacità già disponibile sul sito. Questo accade spesso in casi come:
La bassa tensione tende a essere più lineare per impianti di taglia contenuta, mentre la media tensione è più coerente con impianti industriali, configurazioni multiservizio e siti con prospettive di espansione. In questo quadro, il D.Lgs. 199/2021 rappresenta la norma di sistema per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, ma la disciplina operativa della connessione resta ancorata alle regole ARERA e alle norme tecniche applicabili fino a 1 kV o oltre 1 kV.
Sul piano operativo, la differenza tra BT e MT emerge subito nei tempi del preventivo e nella complessità delle opere di rete. Il TICA prevede un massimo di 20 giorni lavorativi fino a 100 kW, 45 giorni lavorativi oltre 100 kW e fino a 1.000 kW, e 60 giorni lavorativi oltre 1.000 kW. Superata la soglia della bassa tensione, quindi, l’iter tende ad allungarsi già nella fase istruttoria, prima ancora dell’esecuzione materiale delle opere.
Anche i costi seguono una logica per fasce e, per gli impianti da fonti rinnovabili, dipendono non solo dalla potenza ma anche dalla distanza dalle infrastrutture di rete. In particolare incidono la distanza dalla cabina MT/BT più vicina o dalla stazione AT/MT più vicina, oltre alla configurazione effettiva del punto di allaccio. Due impianti identici per potenza possono quindi avere costi finali molto diversi in base al sito, soprattutto in aree periferiche, contesti artigianali poco infrastrutturati o aree industriali da riqualificare.
Nella pratica, la media tensione richiede più coordinamento perché aumenta la probabilità di interventi su cabina, linea dedicata o soluzioni meno standardizzate. Questo impatta su cash flow, data di entrata in esercizio, accesso agli incentivi e gestione dei contratti di fornitura. Inoltre, nelle richieste in lotto, se la potenza complessiva supera 6.000 kW si entra nel perimetro procedurale delle connessioni in alta o altissima tensione, anche se ogni singolo impianto continua a essere valutato per il proprio livello di tensione secondo le regole applicabili.
La scelta finale tra bassa tensione e media tensione va letta anche in chiave di sistema elettrico. Il PNIEC 2024 evidenzia che la crescita della generazione distribuita richiede potenziamenti di rete, maggiore resilienza, nuove capacità di accumulo e tempi autorizzativi più rapidi per le opere strategiche. Senza questo rafforzamento infrastrutturale, il percorso di decarbonizzazione al 2030 rischia di restare incompleto.
Per imprese e PA, questo significa che la connessione va impostata fin dall’inizio insieme a studio di fattibilità, verifica urbanistica e valutazione economica. La BT è spesso più adatta quando la taglia dell’impianto è contenuta e l’obiettivo principale è l’autoconsumo, mentre la MT diventa più coerente quando il sito ha consumi elevati, integra più tecnologie o prevede crescita futura. In sintesi, la valutazione deve tenere conto di questi fattori:
La connessione in media tensione non è quindi una scelta sbagliata o automaticamente più onerosa, ma una soluzione con maggiore capacità, che richiede più analisi preliminare e una stima accurata dei costi indiretti. È qui che si gioca una parte rilevante della bancabilità del progetto. Per questo la decisione tra BT e MT va presa nella fase preliminare, con un’analisi tecnico-economica del sito, della rete disponibile, del rischio esecutivo e delle reali prospettive di sviluppo dell’investimento.
Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

Definisci il fabbisogno eneregetico dell'Azienda ed il vostro attuale costo dell'energia.

Scopri il dimensionamento dell'impianto e l'analisi completa.
