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Metodo 2026 per imprese e PA: come si determina l’energia condivisa su base oraria, quali dati servono e come profili di consumo, dimensionamento e accumulo influenzano la quota valorizzabile.

Il calcolo dell’energia condivisa determina quanta parte dell’energia prodotta dagli impianti della configurazione viene valorizzata come energia autoconsumata virtualmente.
È un calcolo su base oraria, fondato su misure di produzione e di prelievo: il risultato annuale dipende dalla sovrapposizione nel tempo tra le due curve, questo si traduce in scelte progettuali e gestionali misurabili: profili di carico, composizione dei membri, dimensionamento degli impianti e valutazione dell’eventuale accumulo.
Per ciascuna ora, l’energia condivisa è pari al valore minore tra la produzione complessiva degli impianti della configurazione e i prelievi complessivi dei membri nella stessa ora. Se la produzione supera i prelievi, la quota eccedente non incrementa l’energia condivisa in quell’ora. Se i prelievi superano la produzione, l’energia condivisa resta limitata dalla produzione disponibile.
La lettura economica è diretta: la valorizzazione cresce quando produzione e prelievi sono allineati nelle ore solari e diminuisce quando si osserva surplus strutturale nelle ore centrali o domanda concentrata in fasce in cui la produzione è bassa o assente. In termini di controllo di gestione, il dato da presidiare non è solo l’energia annua prodotta, ma la distribuzione oraria della produzione rispetto ai consumi aggregati.
Il calcolo dell’energia condivisa è costruito su misure orarie di produzione e di prelievo associate ai punti inclusi nella configurazione. Questo rende la CER un asset che richiede governance continuativa: cambiamenti nel portafoglio membri, variazioni d’uso degli edifici, stagionalità dei carichi e modifiche impiantistiche si traducono in variazioni del profilo orario aggregato e quindi dell’energia condivisa.
Sul piano operativo, una gestione efficace richiede:
In ambito pubblico, la variabile di maggiore impatto è la composizione delle utenze: l’aggregazione di edifici e servizi con carichi diurni stabili consente un profilo più compatibile con la produzione fotovoltaica e riduce la volatilità della quota condivisa.
Con il fotovoltaico, la produzione è concentrata nelle ore centrali e varia per stagione. Se il profilo di prelievo della comunità è prevalentemente serale, un impianto può risultare adeguato su base annua ma generare surplus diurno non intercettato dai prelievi, con riduzione della quota condivisa. In senso opposto, profili con domanda diurna stabile aumentano la probabilità di allineamento orario e quindi la valorizzazione.
Un dimensionamento orientato alla condivisione richiede un confronto per fasce orarie tra:
Da questo confronto emergono due aree operative:
In progetti multi-sito, soprattutto nel settore pubblico, l’ottimizzazione spesso deriva dall’aggregazione di utenze con profili complementari e dalla riduzione del surplus strutturale nelle ore centrali, prima ancora che dall’aumento di potenza installata.
L’accumulo può incrementare l’energia condivisa perché consente di trasferire energia dalle ore di surplus verso ore successive in cui i prelievi sono più elevati. L’effetto è rilevante quando esiste continuità di surplus nelle ore centrali e domanda nelle ore di scarica, tipicamente nel tardo pomeriggio/sera. In assenza di queste condizioni, l’accumulo tende ad avere un impatto limitato sul minimo orario complessivo.
La valutazione economico-tecnica dell’accumulo è più robusta quando si basa su grandezze orarie:
In ambito B2B, l’accumulo diventa più efficace se integrato con strategie di gestione carichi (processi programmabili, HVAC, ricariche, servizi di sito) che aumentano la domanda nelle ore solari o assorbono l’energia scaricata nelle fasce utili.
Nel 2026 le condizioni temporali del contributo PNRR restano un vincolo di progetto e di connessione: completamento lavori entro il 30 giugno 2026, entrata in esercizio entro 24 mesi dal completamento e comunque non oltre il 31 dicembre 2027. Il perimetro dei Comuni ammissibili è quello con popolazione inferiore a 50.000 abitanti. Questi elementi non modificano la formula del minimo orario, ma incidono sulla pianificazione esecutiva e sull’anticipazione della data di entrata in esercizio, che determina l’avvio della valorizzazione.
Sul piano economico, la tariffa incentivante è riconosciuta sulla quota di energia condivisa per una durata di 20 anni dalla data di entrata in esercizio commerciale. Il contributo in conto capitale è cumulabile fino al 40%, con applicazione delle regole di riduzione della tariffa previste. Nella costruzione del business case, la variabile determinante resta l’energia condivisa attesa su base oraria: profili di consumo e capacità di intercettare la produzione nelle ore solari incidono più di qualsiasi incremento “a consuntivo” dei kWh annui.
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