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Come leggere l'indice PSV del gas all'ingrosso: il valore aggiornato, lo storico mensile del 2026, il grafico e quanto incide davvero sul prezzo finale in bolletta.

In bolletta compare la sigla PSV e da lì parte il prezzo della materia prima che paghi ogni mese. Il PSV, sigla di Punto di Scambio Virtuale, è il principale hub virtuale italiano per il gas all'ingrosso, gestito nell'ambito del sistema gas nazionale da Snam. Le sue quotazioni, espresse in euro per megawattora (€/MWh), sono la base tecnica su cui poggiano i prezzi indicizzati del mercato retail. Saperlo leggere aiuta a distinguere, in bolletta, quanto dipende dal mercato e quanto invece dalle altre voci di costo.
L'indice PSV fotografa il punto in cui domanda e offerta di gas si incontrano ogni giorno, e per questo fa da riferimento all'ingrosso in Italia. Il Punto di Scambio Virtuale è un nodo di mercato, non un impianto fisico: gli operatori vi scambiano volumi di gas e da quelle transazioni emerge una quotazione che vale da benchmark per l'intero sistema. Nelle analisi il PSV viene messo a confronto con il TTF, il Title Transfer Facility olandese su cui si formano i prezzi di riferimento europei, e lo scarto tra i due misura quanto il gas italiano costa rispetto a quello continentale. Resta però un dato all'ingrosso, non il prezzo finale che leggi in fattura.
Per leggere il PSV di oggi parti dalla quotazione del giorno, espressa in €/MWh oppure convertita in euro per standard metro cubo (€/Smc): è un indice giornaliero, che nasce quotidianamente dall'incontro tra domanda e offerta. C'è una trappola frequente da evitare. Il valore ufficiale riportato nella tabella di riferimento è mensile, mentre il valore del giorno cambia di continuo, e confonderli porta a paragoni senza senso: prima di accostare due numeri conviene sempre verificare se ci si trova davanti a un dato giornaliero o mensile, e a quale intervallo si riferisce la variazione. Il prezzo può muoversi in fretta su notizie di disponibilità, tensioni geopolitiche e domanda europea, ma un singolo scatto giornaliero non disegna una tendenza.
Le quotazioni giornaliere e mensili del PSV sono pubblicate dal GME (Gestore dei Mercati Energetici), nella sezione Pubblicazioni dedicata agli esiti del mercato del gas, dove il valore Day Ahead è riportato in €/MWh. Il Punto di Scambio Virtuale, come piattaforma di negoziazione, è gestito da Snam, che ne cura l'infrastruttura operativa, mentre ARERA definisce le regole di funzionamento del mercato e ne supervisiona la trasparenza. Prima di citare un dato PSV in un confronto o in un contratto conviene risalire a una di queste due fonti, evitando gli aggregatori che talvolta riportano valori con uno o due giorni di ritardo rispetto agli esiti ufficiali.
Lo storico offre quello che il dato di oggi non può dare: la collocazione della fase, calma o tesa che sia. La tabella ufficiale del PSV è aggiornata su base mensile, quindi l'analisi degli andamenti si costruisce mese per mese, su valori più stabili delle oscillazioni di un singolo giorno. Per leggerla bene vanno guardati due numeri insieme: la variazione assoluta in €/Smc o €/MWh e quella percentuale rispetto al periodo precedente. Serie storiche e media mobile aiutano a far emergere andamenti ricorrenti e livelli di volatilità che un valore isolato nasconde.
I dati mensili del 2026 raccontano una prima parte d'anno movimentata. Questi i valori del PSV gas, in €/Smc, mese per mese:
Tra gennaio e marzo il prezzo è salito di quasi il 40%, per poi rientrare senza tornare ai minimi di febbraio: un movimento che si legge meglio sull'intero trimestre, non sul singolo scatto mensile, per capire dove sta andando davvero il mercato.
La differenza sta nell'ampiezza e nella durata del movimento. Un'oscillazione fisiologica rientra in fretta e resta dentro la banda in cui il prezzo si muove di solito; uno shock rompe quella banda e si vede su più giorni consecutivi. Per questo il confronto tra valori giornalieri ravvicinati è utile: aiuta a capire se hai davanti rumore di fondo o un cambiamento strutturale. Le serie storiche servono anche a individuare i livelli in cui il prezzo tende a fermarsi in discesa o in salita, i cosiddetti supporti e resistenze, e quando uno di questi livelli viene rotto il mercato sta cambiando fase, non facendo un semplice rimbalzo.
Un grafico vale se ci leggi una decisione, non se lo osservi come un disegno. Per chi compra gas o gestisce un contratto indicizzato, la curva del PSV è lo strumento con cui si orientano acquisti, coperture e valutazione del rischio prezzo. Il valore non sta nel colpo d'occhio, ma nella capacità di riconoscere per tempo un cambio di direzione prima che si scarichi sui costi. Una premessa conta più di tutte: la curva mensile racconta la tendenza, il dato giornaliero racconta il rumore, e scambiarli è l'errore più comune.
La prima lettura riguarda la direzione: una fase rialzista segnala più pressione della domanda o minore disponibilità di gas, mentre una fase ribassista, o un calo prolungato, indica eccesso di offerta o meno tensione. La seconda lettura è la volatilità, cioè quanto ampie e frequenti sono le oscillazioni intorno alla tendenza. Il 2026 mostra proprio una fase mossa: calo tra gennaio e febbraio, forte rialzo a marzo, correzione ad aprile e nuovo consolidamento a maggio. Per non sbagliare interpretazione tieni separato il valore mensile medio dal dato giornaliero, perché una curva mensile in salita può nascondere giorni in discesa.
Per leggere una curva PSV contano pochi elementi ricorrenti. L'asse temporale e asse dei prezzi va controllato per unità di misura, perché €/MWh e €/Smc non sono confrontabili tra loro; massimi e minimi del periodo individuano picchi e correzioni, i punti in cui la fase può cambiare, mentre l'ampiezza delle oscillazioni misura la volatilità e distingue un mercato calmo da uno nervoso. La direzione e la pendenza della curva anticipano spesso un'accelerazione o una normalizzazione, e le medie mobili e le linee di riferimento confrontano il prezzo corrente con le medie recenti, fissando i livelli chiave.
Con questi riferimenti, un grafico aggiornato di frequente permette di capire a colpo d'occhio se il prezzo di oggi è alto o basso rispetto agli ultimi mesi e all'ultimo anno.
Qui si annida l'equivoco che pesa di più sulla lettura della bolletta: PSV e prezzo gas ARERA non sono la stessa cosa. Il PSV è un indice di mercato all'ingrosso, costruito sulle quotazioni Heren Day Ahead Price, mentre il prezzo ARERA è un riferimento regolato per i clienti finali in tutela: il primo misura la materia prima scambiata tra operatori, il secondo è il prezzo al consumo fissato dall'Autorità. Scambiare l'uno per l'altro porta a confronti che non reggono.
Il prezzo gas ARERA è il riferimento che l'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente pubblica per i clienti in condizioni di tutela. A differenza del PSV non misura la sola materia prima: al suo interno convivono più voci, ed è per questo che il totale supera la quotazione all'ingrosso:
Il PSV, in pratica, è solo la prima di queste voci: un rialzo della quotazione all'ingrosso alza il costo della materia prima, ma le altre componenti restano stabili e attutiscono l'impatto sul totale della fattura.
Perché i due prezzi viaggiano su orologi diversi. Il PSV riflette le dinamiche giornaliere del mercato, ma il suo valore ufficiale esce su base mensile; gli aggiornamenti ARERA seguono criteri e tempistiche fissati dall'Autorità, senza la frequenza giornaliera dello spot. Così un rialzo del mercato all'ingrosso oggi non compare in bolletta domani: viene assorbito negli aggiornamenti periodici del prezzo regolato. Quando confronti l'andamento del PSV con la tua tariffa conviene sempre allineare i periodi di riferimento, per non attribuire alla bolletta rialzi che il mercato ha già riassorbito.ù
Se hai un contratto a prezzo variabile, con ogni probabilità è indicizzato al PSV mensile e non a quello giornaliero. Il motivo è pratico: la media di un mese smorza i picchi di breve periodo e offre un riferimento più stabile su cui costruire piani di spesa e confronti. Il dato giornaliero serve a leggere la fase di mercato, il valore mensile serve a mettere numeri nelle formule e nelle previsioni di spesa. Distinguere i due, e dichiarare sempre a quale ti riferisci, è la premessa per non decidere su un dato sbagliato.
Il PSV mensile, siglato PSVDA_MM, è la media aritmetica delle quotazioni giornaliere Heren Day Ahead Price rilevate nel mese di riferimento. Il dato nasce in €/MWh, ma per entrare nei contratti e in fattura va convertito in €/Smc. La conversione applica un coefficiente moltiplicativo di 0,0105833, basato su un potere calorifico superiore pari a 0,03852 GJ/Smc:
PSV in €/Smc = PSV in €/MWh × 0,0105833
È un passaggio meccanico che però cambia l'ordine di grandezza del numero: prima di confrontare due prezzi verifica che siano nella stessa unità, perché un valore in €/MWh e uno in €/Smc non si possono mettere a paragone.
Il PSV mensile torna utile ogni volta che serve un riferimento stabile più che tempestivo, in alcune situazioni ricorrenti nella gestione di un contratto gas:
Un avvertimento pratico: il PSV mensile è solo la materia prima, e il prezzo effettivo del gas prende forma quando vi si sommano spread e oneri contrattuali da verificare prima di firmare.
PSV e PUN vengono spesso citati insieme e altrettanto spesso confusi. La regola per non sbagliare è secca: il PUN è l'elettricità, il PSV è il gas. Sono entrambi prezzi all'ingrosso, ma si riferiscono a commodity e mercati diversi, con formule e driver di prezzo che non coincidono. Tenerli separati è la base per leggere correttamente due bollette che, pur arrivando nella stessa busta, seguono logiche distinte.
Il PUN, Prezzo Unico Nazionale, riguarda soltanto l'energia elettrica — è la media ponderata dei prezzi dell'elettricità sul mercato italiano, calcolata dal Gestore dei Mercati Energetici (GME) — mentre il PSV è l'indice di riferimento del gas naturale scambiato al Punto di Scambio Virtuale: cambiano commodity, mercato, metodo di calcolo e fattori che spingono il prezzo. Per questo non sono indici intercambiabili né sostituibili l'uno con l'altro, e usarne uno per stimare l'altro non ha senso.
Il legame esiste, ma è indiretto. Entrambi gli indici risentono di alcuni motori di fondo comuni, come fattori macroeconomici, condizioni climatiche e livello della domanda energetica, e per questo tendono a muoversi nello stesso clima di mercato. Questo non significa che vadano in parallelo: PUN e PSV possono reagire in modo diverso allo stesso evento, perché restano legati a commodity e mercati distinti. Se vuoi capire la spesa energetica complessiva conviene osservare i due indici separatamente e poi sommarli, invece di dedurre l'uno dall'andamento dell'altro.
Resta la domanda più pratica: cosa fa muovere davvero il PSV. L'indice è agganciato alle quotazioni giornaliere Heren Day Ahead Price, elaborate dall'agenzia di rilevazione prezzi ICIS, quindi si muove con le condizioni del mercato all'ingrosso. E quel mercato non vive isolato: il gas italiano è legato all'approvvigionamento europeo, tanto che per anticipare il PSV conviene osservare anche il quadro continentale. Il picco di marzo 2026, ben visibile nelle variazioni mensili, mostra come pochi fattori concentrati bastino a spostare l'indice in fretta.
Il prezzo del gas al PSV nasce dall'incrocio tra quanto se ne domanda e quanto se ne può offrire, e pesano su di esso soprattutto cinque elementi. La domanda stagionale cresce nei mesi freddi, quando riscaldamento civile e industriale spingono i consumi, mentre la disponibilità e i livelli di stoccaggio lavorano in senso opposto: riserve piene attutiscono i picchi, scorte basse li amplificano. Anche i flussi di importazione e la capacità infrastrutturale pesano, perché continuità e affidabilità delle forniture stabilizzano il prezzo, così come le condizioni geopolitiche, capaci di muovere l'indice in poche ore con tensioni internazionali e notizie sull'approvvigionamento. Le condizioni climatiche chiudono il quadro: un inverno rigido o una primavera mite cambiano insieme domanda e offerta.
Nessuno di questi fattori agisce da solo: il più delle volte si sommano e si rinforzano a vicenda, ed è la combinazione a produrre i movimenti bruschi che si leggono sul grafico.
Stagionalità e clima sono i due fattori più regolari e, insieme, i più leggibili. Nei mesi freddi le esigenze di riscaldamento fanno salire i consumi civili e industriali, e questa maggiore domanda spinge il PSV verso l'alto, mentre nei mesi miti la pressione si allenta. Il clima, però, non segue il calendario: un'ondata di freddo fuori stagione o un inverno mite oltre le attese possono anticipare o smorzare i movimenti. Ecco perché le previsioni meteo di medio periodo sono entrate tra gli ingredienti con cui gli operatori stimano la domanda, e quindi il prezzo. Per chi legge la bolletta la lezione è semplice: un rialzo invernale del gas è spesso stagionale, non un cambiamento strutturale.
Chi deve scegliere tra una tariffa indicizzata al PSV e una a prezzo fisso sta in realtà decidendo quanto rischio di mercato è disposto ad assorbire. Il PSV racconta la fase corrente del mercato all'ingrosso, ma da solo non dice quale formula contrattuale convenga: la risposta dipende dal profilo di consumo, dalla fase di mercato in corso e dalla tolleranza a una spesa che può salire o scendere di mese in mese. Confrontare le due opzioni guardando solo il prezzo dell'energia porta quasi sempre a una scelta sbagliata.
Una tariffa indicizzata al PSV conviene quando il mercato all'ingrosso attraversa una fase calma o discendente, perché il prezzo pagato segue in tempo reale i ribassi senza dover aspettare il rinnovo di un'offerta a prezzo fisso. Alcune condizioni ricorrenti rendono l'indicizzato la scelta più razionale:
La contropartita è accettare che un rialzo improvviso, come quello osservato a marzo 2026, si scarichi sulla bolletta nello stesso mese in cui si manifesta.
In uno scenario di riferimento per un'utenza domestica del Nord Italia, con consumi annui tra 1.200 e 1.500 Smc e un PSV mensile stabile o in calo per 4-6 mesi consecutivi, la tariffa indicizzata può tradursi in un risparmio annuo dell'ordine di 80-150 € rispetto a un prezzo fisso bloccato sugli stessi livelli. Il vantaggio si riduce in una fase rialzista prolungata, dove il prezzo fisso tende a proteggere meglio il bilancio familiare.
Il prezzo fisso conviene quando la priorità è la prevedibilità della spesa, non il prezzo più basso in assoluto. Bloccare la tariffa per 12 o 24 mesi protegge da un rialzo strutturale del PSV, del tipo osservato tra gennaio e marzo 2026, ma rinuncia al beneficio di un'eventuale discesa successiva. La formula è preferibile per chi vive in zone climatiche con consumi invernali elevati, dove un rincaro stagionale del gas pesa di più sul totale annuo, oppure per chi gestisce un bilancio energetico rigido e non può permettersi variazioni mensili significative. In questo caso il costo leggermente più alto in partenza è il prezzo della certezza.
CMEM,m (indicata anche CMEMm) è la componente che ARERA aggiorna ogni mese a copertura del costo della materia prima per il Servizio di tutela della vulnerabilità, e ne è un esempio diretto: il suo valore riflette la media mensile delle quotazioni giornaliere PSV Heren Day Ahead, pubblicata entro i primi due giorni lavorativi del mese successivo. Nel 2026 il valore ha oscillato in modo marcato: +10,5% a gennaio rispetto a dicembre, poi -2,8% a febbraio e +0,9% a maggio, un movimento che rispecchia da vicino l'andamento del PSV analizzato in questo articolo. Lo stesso principio di calcolo, la media mensile del PSV, è alla base di molte formule di indicizzazione usate anche fuori dal segmento tutelato, nei contratti a prezzo variabile del mercato libero.




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