Indice
2.710+
Impianti Realizzati
Il Complemento di Sviluppo Rurale Puglia 2023-2027 a maggio 2026: bandi attivi, intervento SRD13 da 40 milioni, fotovoltaico in autoconsumo aziendale, beneficiari e atti DAG, DDS e BURP per una candidatura solida.

A fine maggio 2026 il portale del CSR Puglia mostra un quadro chiaro: alcuni bandi sono aperti, altri chiusi, altri in fase di proroga. Il segnale operativo per un imprenditore agricolo o agroalimentare pugliese è capire dove guardare prima di muovere il commercialista o il tecnico progettista. Il portale `csr.regione.puglia.it` raccoglie tutto, ma l'informazione utile si distribuisce tra l'area Bandi, la sezione Ultime notizie e gli atti pubblicati in BURP, DAG e DDS.
Il ciclo di vita di un bando CSR segue sempre la stessa traiettoria: pubblicazione dell'avviso in BURP, apertura della piattaforma SIAN di AGEA per il caricamento delle Domande di Sostegno, istruttoria con verifica documentale, graduatoria e infine concessione. Conoscere questa traiettoria evita di candidarsi su un bando già esaurito o di sottovalutare i tempi istruttori. La piattaforma SIAN, gestita da AGEA come Organismo Pagatore, resta il passaggio dove molte candidature si fermano prima di arrivare al contributo effettivo, perché l'allineamento del fascicolo aziendale e la firma digitale degli allegati richiedono giorni di lavoro non comprimibili.
Il quadro aggiornato a fine maggio 2026 può essere letto in poche righe, distinguendo tra stato di ciascuna misura e atto amministrativo di riferimento. Sul fronte degli investimenti agroalimentari il bando SRD13 "Filiere di Puglia" è aperto dal 26/05/2026 al 16/07/2026 con una dotazione di 40 milioni di euro e procedura a sportello, mentre la misura agroambientale SRA25 resta attiva con avvisi e impegni pluriennali specifici per le aree e i sistemi colturali. Lo sportello SRD05 è chiuso e serve oggi soltanto come riferimento storico per la documentazione, mentre l'avviso SRD15 è stato approvato con DAG n. 20 del 03/04/2026 ed è in attesa di apertura termini. Fuori dalla famiglia SRD ma dentro lo stesso calendario, la Domanda Unificata Campagna 2026 è stata prorogata con DDS n. 354 del 19/05/2026, dando margine in più ai conduttori agricoli sui tempi di presentazione.
Comunicati stampa, articoli di settore e segnalazioni dei consulenti aiutano a intercettare l'apertura, ma scadenze, requisiti e spese ammissibili vanno verificati sull'avviso pubblicato in BURP, perché le riformulazioni di seconda mano introducono spesso imprecisioni sulle voci ammissibili. Le proroghe — come quella della Domanda Unificata — arrivano spesso con poco preavviso e modificano sensibilmente la pianificazione: tenere il flusso BURP sotto monitoraggio settimanale, in pratica, costa meno di una rincorsa improvvisa.
Il CSR è il Complemento di Sviluppo Rurale, lo strumento con cui la Regione Puglia traduce il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 nel proprio territorio. È la chiave di lettura per capire come l'Unione europea, lo Stato e la Regione disegnano insieme sette anni di politica agricola, ambientale e di sviluppo rurale in Puglia, con una dotazione complessiva superiore a 1,178 miliardi di euro sull'intero settennato.
Per il solo 2026 la capacità di spesa stimata sfiora i 295 milioni di euro. Sono cifre che cambiano la prospettiva: il CSR Puglia non è una sommatoria di bandi spot, è un programma strutturato in cui ogni intervento ha un codice, un perimetro di beneficiari, una tipologia di spesa, un'intensità di aiuto e criteri di selezione definiti a monte. Capire la logica del programma serve a leggere il singolo bando senza sorprese.
L'architettura del Complemento si appoggia su sei macroaree, ciascuna identificata da una sigla. Riconoscerle è il primo filtro utile quando si naviga il portale o si legge un atto amministrativo. Le sigle SRA raccolgono gli impegni agro-climatico-ambientali — pratiche agronomiche a basso impatto, gestione sostenibile del suolo e dell'acqua, biodiversità — mentre SRB presidia il benessere animale e la zootecnia sostenibile, dalla riduzione degli antibiotici alla gestione del pascolo nei sistemi estensivi. La famiglia SRD, dove rientrano SRD01, SRD13 e gli altri bandi su impianti, ammodernamento ed energie rinnovabili, copre gli investimenti produttivi e infrastrutturali; SRE sostiene il primo insediamento dei giovani agricoltori under 41 con un premio in conto capitale e un business plan a sette anni. La famiglia SRG ospita Leader e AKIS, cioè lo sviluppo locale partecipato dei GAL e il rafforzamento del sistema di conoscenza e innovazione, mentre la cooperazione resta trasversale alle altre macroaree e finanzia progetti integrati tra produttori, trasformatori, ricerca e amministrazioni locali.
Un'impresa agricola tipo del Tavoliere o un caseificio del foggiano possono incrociare più macroaree nello stesso quinquennio: SRA per le pratiche agroambientali sui seminativi, SRD per l'ammodernamento dello stabilimento, SRG-Leader per progetti di filiera con il GAL di riferimento. Pensare per macroarea aiuta a costruire una pianificazione pluriennale invece di rincorrere i singoli bandi.
Il cuore degli investimenti produttivi sta nella macroarea SRD, e in particolare in due interventi cardine. SRD01 finanzia investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende (stalle, serre, impianti irrigui, macchinari), mentre SRD13 entra dove l'azienda lavora, trasforma, confeziona e vende il prodotto agricolo. La differenza è netta: SRD01 sta a monte della trasformazione, SRD13 la attraversa fino alla commercializzazione.
All'interno di SRD13 convivono due assi: la competitività sostenibile delle imprese agroalimentari e gli investimenti in energie rinnovabili in autoconsumo. Sono pensati come complementari, non come alternativi. Una linea di confezionamento nuova e un impianto fotovoltaico che ne copre il fabbisogno elettrico possono concorrere sullo stesso progetto, purché coerenti con la capacità produttiva dichiarata e con la sostenibilità economica del piano.
"Filiere di Puglia" è il nome con cui la Regione ha comunicato il bando SRD13 nella conferenza stampa del 20/05/2026 al Palazzo dell'Agricoltura. È l'avviso più consistente del 2026 sul lato investimenti agroalimentari: 40 milioni di euro destinati a chi trasforma, lavora, confeziona e commercializza prodotti agricoli pugliesi, con un'attenzione esplicita all'integrazione di filiera e all'autoproduzione energetica.
L'avviso è stato pubblicato nel BURP n. 41 del 25/05/2026 con DAG n. 31. Da quel momento il quadro è operativo: piattaforma SIAN aperta, modulistica disponibile, criteri di selezione definiti, finestra di candidatura di poco meno di due mesi. Il portale del CSR consente di scaricare l'avviso integrale, gli allegati tecnici e i moduli di domanda, oltre alle FAQ che la Regione aggiorna durante la finestra.
I parametri operativi del bando si leggono in cinque punti, da appuntare prima di entrare nel merito tecnico del progetto.
La procedura a sportello cambia il modo di costruire la candidatura. Non c'è graduatoria di merito a fine periodo: vince chi presenta una domanda completa e formalmente corretta nei primi giorni utili, perché 40 milioni su una platea pugliese di imprese agroalimentari si esauriscono rapidamente. Da qui due conseguenze pratiche: la documentazione tecnico-economica va chiusa prima dell'apertura, e il fascicolo aziendale su SIAN deve essere allineato e validato per evitare rilievi istruttori.
La narrativa del bando è chiara: rafforzare le filiere agroalimentari pugliesi sui tre fronti che muovono il valore — modernizzazione produttiva, innovazione di processo, sostenibilità ambientale. La Regione cerca progetti con effetti misurabili su redditività aziendale, occupazione locale, integrazione verticale tra produzione e trasformazione, e riduzione dell'impronta energetica e idrica.
Tradotto in pratica, un caseificio della provincia di Bari che rinnova la sala di stagionatura e installa un impianto fotovoltaico da 80 kWp in autoconsumo è un progetto SRD13 tipo: cresce la capacità produttiva, migliora la qualità del prodotto stagionato, scende il costo energetico al chilo di formaggio. Un frantoio nella BAT che digitalizza la tracciabilità dell'olio e amplia il magazzino di stoccaggio rientra nello stesso schema, con una composizione diversa di spese ammissibili.
Il fotovoltaico nel bando SRD13 non è una linea di finanziamento autonoma, è una componente trasversale dell'investimento agroalimentare. La Regione finanzia l'impianto se serve a ridurre la bolletta energetica dello stabilimento di trasformazione, non se serve a vendere energia in rete. Il discrimine operativo arriva subito: l'energia prodotta deve essere destinata all'autoconsumo aziendale, con dimensionamento giustificato sui fabbisogni dichiarati nel piano dei consumi, e ogni quota immessa in rete oltre la soglia regolatoria viene scomputata dalle spese ammissibili in istruttoria.
La logica regolatoria è coerente con il quadro europeo sull'autoproduzione da rinnovabili e con le scelte fatte su altri strumenti nazionali per il settore agricolo (Parco Agrisolare, PN RIC autoproduzione da FER). La Regione vuole impianti che lavorino con il processo produttivo, non sopra: ecco perché chiede coerenza tra la potenza installata, il profilo di carico orario e i metri quadri di copertura disponibili.
L'Azione 2 del bando, dedicata alle energie rinnovabili in autoconsumo, ammette un ventaglio di soluzioni che va oltre il solo fotovoltaico. Conoscere il perimetro completo aiuta a costruire un progetto coerente, soprattutto se l'azienda combina più vettori energetici.
La combinazione fotovoltaico + accumulo è spesso la scelta più razionale per un'industria di trasformazione che lavora a ciclo lungo o su turni serali. Un caseificio che funziona dalle 5 alle 22 ha un disallineamento tra produzione fotovoltaica e curva di carico: senza accumulo, una quota significativa di energia rischia l'immissione in rete, ma in regime di autoconsumo questo non è ammesso oltre la soglia regolatoria. La batteria sposta il surplus solare delle ore centrali sui picchi mattutini e serali.
I requisiti tecnici di ammissibilità sono il vero spartiacque tra un progetto candidabile e uno che salta in istruttoria. Vanno verificati uno per uno con il progettista, possibilmente prima di presentare il preventivo di spesa.
In uno scenario tipico per una PMI agroalimentare della provincia di Foggia o della BAT (un caseificio o un frantoio con turni 5-22 e consumo elettrico annuo intorno ai 200 MWh), una copertura disponibile di circa 800 m² consente di dimensionare un impianto sui 120-140 kWp, capace di coprire il 50-60% del fabbisogno con autoconsumo istantaneo, percentuale che sale al 75-85% aggiungendo un accumulo LFP da 150-200 kWh utili. Su una banda di costo chiavi in mano tra 900-1.200 €/kWp per il solo FV e 350-500 €/kWh per lo storage, l'investimento si colloca attorno ai 130.000 €; con l'intensità SRD13 al 50% per le PMI, il contributo si avvicina ai 65.000 €, con un tempo di ritorno netto che tende a stare sotto i tre-quattro anni. Lo scenario è esemplificativo, non una testimonianza: il dimensionamento puntuale dipende dal profilo orario reale e dalla diagnosi energetica di stabilimento.
A maggio 2026 in Puglia coesistono almeno sette strumenti di incentivo al fotovoltaico, ciascuno con beneficiari, perimetro e logica diversi. Per un'impresa agroalimentare la scelta dipende da forma giuridica, taglia dell'impianto e finalità dell'investimento; la sovrapposizione apparente nasconde perimetri quasi sempre disgiunti.
Per un caseificio o un frantoio pugliese che vuole abbinare ammodernamento e fotovoltaico la candidatura naturale è SRD13, perché finanzia il pacchetto integrato. Il Parco Agrisolare resta l'alternativa quando si vuole solo l'impianto sui tetti aziendali e si attende la prossima finestra. PN RIC Imprese Sud è una scelta sensata per impianti dedicati di taglia 10-1.000 kW indipendenti dal piano agroalimentare. Gli altri tre strumenti (Reddito Energetico, CER, FV sportivi) hanno beneficiari diversi e non concorrono con il progetto industriale.
Il SRD13 finanzia investimenti materiali e immateriali lungo l'intera catena trasformativa, dalla materia prima al prodotto a scaffale. La logica del bando è premiare progetti integrati: una sola voce di spesa raramente regge un punteggio alto in istruttoria, mentre la combinazione di efficientamento, digitalizzazione e ammodernamento strutturale segnala una visione di crescita coerente.
Le spese ammissibili si articolano in due azioni distinte. L'Azione 1 — competitività sostenibile delle imprese agroalimentari — copre l'ammodernamento produttivo classico. L'Azione 2 — energie rinnovabili in autoconsumo — riguarda gli impianti energetici già trattati. Entrambe convivono nello stesso progetto se coerenti col piano industriale.
Il perimetro coperto dall'Azione 1 è ampio e segue il prodotto fino al mercato: si finanzia tutto ciò che migliora capacità produttiva, qualità, tracciabilità e competitività della filiera, con un occhio alla sostenibilità. L'ammodernamento degli impianti di trasformazione resta il blocco principale e comprende linee di lavorazione, frantoi, sale di mungitura, impianti di pastorizzazione e cantine. La digitalizzazione di processi e tracciabilità entra con software gestionali ERP, sistemi MES, tracciabilità di lotto ed etichettatura intelligente, mentre il confezionamento e la commercializzazione coprono sistemi di packaging, magazzini, celle frigorifere e logistica refrigerata. Chiudono il perimetro le spese strumentali e immateriali legate alle certificazioni di qualità di prodotto — DOP, IGP, biologico e schemi privati riconosciuti — che spesso fanno la differenza in fase di posizionamento sul mercato.
Tradotto in voci di costo concrete, la macro-categoria più frequente nei progetti SRD13 si compone di interventi su immobile, macchinari e infrastruttura energetica. L'efficientamento energetico e idrico dello stabilimento — impianti fotovoltaici per autoconsumo, pompe di calore, recupero termico, gestione delle acque di processo — entra in quasi tutti i piani industriali del 2026 e va dimensionato sul profilo di consumo reale. A questo si affiancano gli interventi di ampliamento e ristrutturazione degli immobili produttivi (capannoni di trasformazione, sale di lavorazione, magazzini, depositi controllati in temperatura), l'acquisto di macchinari e linee di lavorazione (impianti di confezionamento, celle e magazzini, software gestionali, attrezzature per logistica e stoccaggio) e le opere accessorie funzionali al progetto, come impianti elettrici dedicati, sistemi antincendio adeguati e opere idrauliche al servizio del processo.
Sul lato esclusioni, il bando taglia fuori voci che storicamente generano contenzioso in istruttoria. Restano fuori dal perimetro l'acquisto di beni usati, le manutenzioni ordinarie, le spese generiche non collegate al progetto, gli interventi in immobili non strumentali e gli investimenti incoerenti con la capacità produttiva dichiarata. Una linea di confezionamento da 10.000 pezzi/ora dichiarata da un caseificio che ne lavora 200 al giorno non passa la verifica di coerenza.
La regola di cumulo del CSR Puglia segue l'art. 81 del Reg. UE 2021/2115: nessun aiuto può coprire la stessa voce di spesa con due fonti pubbliche, ma strumenti diversi possono concorrere su voci diverse del medesimo progetto. Tradotto in pratica, il fotovoltaico finanziato dal SRD13 non può ricevere contributo anche dal Parco Agrisolare PNRR, ma le restanti spese del piano industriale possono attingere ad altri strumenti.
L'aspetto operativo da non sottovalutare è la dichiarazione di non doppio finanziamento da allegare alla Domanda di Sostegno: ogni omissione sui contributi richiesti su altri canali genera revoca con restituzione e sanzioni. Quando il piano industriale combina più strumenti, il commercialista costruisce una matrice voce-strumento-percentuale che separa esplicitamente le spese e dichiara il regime fiscale applicato a valle di ciascuna.
La platea dei beneficiari SRD13 è la più ampia mai vista su un bando di trasformazione e commercializzazione in Puglia. Rientrano imprese individuali, società di capitali, cooperative, consorzi e organizzazioni di produttori, in singola o in forma aggregata su progetti di filiera. La novità più discussa del 2026 è l'ingresso esplicito di lattiero-caseari e caseifici tra i destinatari tipici, una scelta che riconosce il peso del comparto sull'agroalimentare regionale.
A differenza di altri strumenti, l'accesso non è circoscritto alle sole micro, piccole e medie imprese. In casi specifici anche le grandi imprese possono partecipare, con intensità di aiuto ridotta al 25%. Restano invece esclusi dal perimetro pesca e acquacoltura, che hanno linee di finanziamento dedicate sul FEAMPA.
La mappa dei soggetti ammessi si legge per categoria, distinguendo tra ruolo nella filiera e dimensione aziendale. Conoscere la propria categoria orienta sia l'intensità di aiuto applicabile sia i criteri di selezione che peseranno in istruttoria.
L'ammissibilità si gioca su un set di requisiti che vanno oltre la forma giuridica. La regolarità del fascicolo è precondizione, ma il vero discrimine sta nella coerenza tra impresa, territorio e progetto presentato.
L'errore più ricorrente nelle istruttorie passate del CSR Puglia è la sproporzione tra dimensione del progetto e capacità reale dell'impresa. Un'azienda di trasformazione con due dipendenti e fatturato sotto il milione che presenta un piano da 3 milioni di euro deve dimostrare con un business plan robusto la capacità di assorbire l'investimento, oppure il punteggio scende. Il rapporto debito/equity, il piano di rientro e l'eventuale apporto di soci finanziari diventano parte integrante del progetto.
Per costruire una candidatura solida bisogna saper navigare il sistema documentale della Regione Puglia. Il portale `csr.regione.puglia.it` è l'ingresso principale, ma gli atti vincolanti vivono nel Bollettino Ufficiale Regione Puglia (BURP) e nei dispositivi dirigenziali (DAG e DDS) firmati dai responsabili dell'Autorità di Gestione del CSR.
Confondere fonti ufficiali e fonti divulgative è il difetto più frequente di chi si avvicina ai bandi senza assistenza tecnica. Un articolo su un quotidiano regionale o un post su LinkedIn possono anticipare l'apertura, ma la scadenza, la modulistica, le spese ammissibili e i criteri di valutazione si leggono solo sull'atto pubblicato.
Il portale è organizzato per task: ogni sezione risponde a un'esigenza specifica del candidato e si aggiorna con tempistiche diverse. La sezione Bandi raccoglie l'elenco degli avvisi attivi e chiusi, con stato, dotazione e link diretto agli atti, mentre la sezione Ultime notizie pubblica aggiornamenti su aperture, proroghe, errata corrige e FAQ a cura dell'Autorità di Gestione. L'area Interventi ospita le schede tecniche dei singoli codici SRA, SRB, SRD, SRE e SRG, con beneficiari, spese e intensità di aiuto, e va affiancata alla sezione Risorse utili, dove vivono determinazioni, deliberazioni, modulistica e manuali operativi a cui rimanda l'avviso. Tenerle tutte sotto controllo evita di perdere finestre o aggiornamenti.
Ogni bando del CSR Puglia ha un cordone documentale che lo lega alla normativa europea, nazionale e regionale. Il candidato dovrebbe sapere in che ordine consultarli e quale autorità li ha firmati.
Mettere insieme l'avviso, il manuale SIAN e il proprio fascicolo aziendale aggiornato è la base operativa minima. Il fascicolo aziendale va validato presso un Centro di Assistenza Agricola prima del caricamento: in caso contrario la Domanda di Sostegno resta bloccata in compilazione e la finestra a sportello può chiudersi nel frattempo, con conseguenze pratiche misurabili in settimane di lavoro perse.
La differenza tra un progetto SRD13 finanziato e uno scartato non sta quasi mai nell'idea, ma nella qualità della preparazione documentale. Con una finestra di candidatura di poco meno di due mesi e una procedura a sportello su 40 milioni, ogni settimana persa a fine giugno vale meno di una settimana spesa bene tra fine maggio e i primi di giugno.
Le imprese pugliesi che hanno già lavorato con SRD01 nel 2024-2025 partono con un vantaggio: fascicolo aziendale rodato, rapporto consolidato con il CAA, dimestichezza con la piattaforma SIAN. Per chi entra adesso, il consiglio operativo è uno solo — chiudere la parte tecnica e quella amministrativa in parallelo, senza aspettare l'avvio dell'una per partire con l'altra.
L'autovalutazione preventiva del punteggio sui criteri di selezione è la leva che separa una candidatura solida da una incerta. I criteri pubblicati nell'avviso SRD13 pesano su quattro dimensioni: coerenza tecnico-economica tra capacità produttiva e dimensione dell'investimento, qualità del piano industriale e business plan triennale, livello di integrazione tra Azione 1 (ammodernamento) e Azione 2 (rinnovabili in autoconsumo), e contributo del progetto a sostenibilità ambientale, occupazione locale e integrazione di filiera. Costruire una griglia interna che assegna un punteggio stimato a ciascuna dimensione, prima di chiudere il fascicolo, fa emergere i punti deboli e indica dove rafforzare la documentazione: una relazione tecnica più dettagliata, un preventivo più comparabile, un'analisi del consumo energetico più granulare.
Una sequenza ordinata di otto passi copre l'intero ciclo, dalla decisione strategica fino al caricamento della Domanda di Sostegno. Saltarli o farli a metà è la prima causa di rilievi istruttori.
Gli errori che pesano in istruttoria si ripetono con frequenza fastidiosa, ed è proprio per questo che valgono la pena di un elenco esplicito. La maggior parte non riguarda il progetto in sé, riguarda la sua presentazione.
L'ultima raccomandazione operativa è di metodo: monitorare quotidianamente la sezione Ultime notizie del portale CSR e le pubblicazioni in BURP nel periodo di apertura. Una DDS di proroga o un'errata corrige possono cambiare scadenze e documentazione richiesta in pochi giorni, e su un avviso a sportello la finestra utile per intervenire si chiude in fretta: un ritardo di pochi giorni è spesso sufficiente a far slittare l'intera candidatura a una finestra successiva.

Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

Definisci il fabbisogno eneregetico dell'Azienda ed il vostro attuale costo dell'energia.

Scopri il dimensionamento dell'impianto e l'analisi completa.
