Durata, garanzia e degradazione di un BESS non coincidono: cosa copre davvero la garanzia di prestazione su 6.000-10.000 cicli, come si misura la degradazione e quali dati servono per dimostrarla.

Hai sul tavolo l'offerta per un BESS da 1 MWh a servizio di un capannone e due fogli di garanzia che sembrano dire la stessa cosa. Non la dicono. La domanda giusta non è quanti anni copre il contratto: è quanta energia il sistema dovrà ancora erogare quando quegli anni saranno finiti, e a quali condizioni quel numero resta esigibile. Durata, garanzia e degradazione di un BESS descrivono piani diversi — un orizzonte temporale, un'obbligazione contrattuale, un fenomeno fisico — e confonderli è il modo più rapido per firmare un impegno che non protegge.
Solo una delle tre si misura. La degradazione avviene comunque: nessuna clausola la ferma, al massimo la contabilizza. L'orizzonte temporale, da solo, non dice nulla sullo stato del pacco alla scadenza. È la garanzia di prestazione a collegare i due piani, fissando quanta capacità deve restare e quando. Nei sistemi LFP commerciali il riferimento ricorrente è una ritenzione oltre l'80% lungo la durata dichiarata, su 10–15 anni di servizio e circa 6.000–10.000 cicli completi secondo DoD e condizioni termiche: numeri plausibili, che valgono soltanto insieme alle ipotesi dichiarate accanto.
La performance warranty vincola grandezze misurabili, non una generica affidabilità: la ritenzione di capacità, cioè la usable capacity residua rispetto a quella iniziale in percentuale oppure in kWh e MWh; l'efficienza di andata e ritorno, la RTE del ciclo completo che fissa quanta energia si perde a ogni passaggio; la continuità di servizio, la disponibilità operativa, cioè la quota di tempo in cui il sistema è pronto all'esercizio. Sono le uniche su cui puoi costruire un collaudo e, all'occorrenza, una contestazione.
Il punto di misura conta quanto la soglia. Lato batteria, in DC, si legge quello che il pacco eroga; al punto di connessione, in AC, quello che arriva a rete o carico dopo PCS, trasformatore e consumi ausiliari. Su un ciclaggio quotidiano quella differenza si accumula per tutta la vita dell'impianto. Un contratto che non dichiara il confine di prova lascia aperta l'unica domanda che conta in contestazione: quale valore prevale.
Anche la forma della soglia va guardata. Una ritenzione scritta come percentuale della capacità iniziale e una scritta in MWh assoluti non producono lo stesso obbligo, se la capacità di targa viene rivista in fase esecutiva. Ogni valore va ancorato a criteri di fine garanzia espliciti e alle condizioni di prova con cui sarà verificato: senza quell'ancoraggio, in una contestazione nessuna delle due parti ha un numero su cui misurarsi.
La garanzia non è incondizionata: vale dentro un perimetro che il contratto descrive attraverso più parametri operativi, e vanno letti prima delle percentuali, non dopo.
Un sistema di accumulo non è una batteria grande. È un'architettura multilivello e modulare — celle, moduli, rack, strato di potenza, strato di controllo — in cui ogni piano può degradare, guastarsi o essere sostituito per conto suo. Da qui nasce la struttura tipica delle coperture, quasi sempre spacchettate per componente: la garanzia sul pacco batterie e quella sulla conversione, sul condizionamento o sulla supervisione arrivano spesso da fornitori diversi, con testi da far combaciare uno per uno.
La taglia in potenza da sola non descrive il sistema: serve la durata di scarica. La regolazione e i picchi brevi si dimensionano su 1–2 ore, l'arbitraggio e l'assorbimento dei flussi fotovoltaici tipici stanno su 2–4 ore, i profili stagionali e gli spread prolungati chiedono oltre 4 ore. La stessa potenza nominale con energie diverse produce contratti diversi, perché cambia il numero di cicli che il sistema accumulerà davvero.
Anche la chimica decide stabilità termica, cicli attesi e ingombro. Nello stazionario convivono oggi quattro famiglie con vocazioni distinte.
Il perimetro da elencare in un capitolato è più largo del pacco batterie, e ogni blocco può avere una durata di copertura propria. Sei voci vanno nominate una per una.
La qualità dell'integrazione tra questi blocchi pesa quanto la qualità dei singoli. Un controllo ben accordato con la conversione allunga la vita del pacco, tiene alta l'affidabilità complessiva e mantiene la risposta ai carichi entro i valori promessi; un'integrazione approssimativa produce declassamento di potenza, allarmi ricorrenti e un elenco di responsabili che si rimpallano la causa del guasto. È il motivo per cui molti fornitori — Fluence, Sungrow, Tesla, Huawei — vendono il sistema integrato invece dei singoli pezzi.
Il primo lavora al livello più basso e più veloce. Monitora tensione, corrente, temperatura, SoC e SoH fino alla singola cella, bilancia moduli e rack, interviene contro sovratensione, sottotensione, sovracorrente, scarica profonda, surriscaldamento e squilibri, alzando allarmi prima che il danno diventi permanente. Quei log restano poi la prova principale di come il sistema è stato trattato quando c'è da rispondere a una contestazione.
Il secondo sta un piano sopra e ragiona in termini economici e di rete. Orchestra la logica di esercizio incrociando prezzi, tariffe, previsioni meteo, profili di carico e di produzione rinnovabile, sceglie i momenti di carica e scarica, si integra con SCADA. Lì si scrivono le priorità operative: autoconsumo prioritario, riserva, peak shaving, arbitraggio. Quelle impostazioni finiscono dritte nel perimetro contrattuale, perché determinano quanto il pacco viene sollecitato.
Il terzo chiude il cerchio convertendo tra la continua del pacco e l'alternata di rete o di carico, e regolando la potenza in entrambe le direzioni. La sua efficienza di conversione è una delle voci che erodono la RTE complessiva: perdite di conversione, carichi ausiliari e perdite di trasformazione decidono quanta energia arriva davvero all'utenza — un dato che raramente compare per intero nella scheda tecnica commerciale.
Nei capitolati BESS circolano almeno tre coperture con nomi simili e perimetri diversi, e il fraintendimento più costoso nasce qui: si contesta al fornitore un difetto che il suo impegno non ha mai riguardato. Product warranty, availability warranty e usable capacity warranty rispondono a domande distinte — l'hardware è integro, il sistema è esercibile, l'energia c'è ancora — e nello stesso pacchetto d'offerta possono avere durate, soglie e controparti differenti, spesso senza che nessuno le abbia messe a confronto.
Accanto al perimetro va letto il rimedio, perché un impegno senza rimedio esigibile vale poco. Le clausole di esclusione di responsabilità, le limitazioni e la finestra di soccorso concessa al fornitore prima che scatti l'inadempimento decidono quanto è recuperabile in concreto. Un impegno lungo con esclusioni molto ampie può reggere meno di uno più corto e ben delimitato: la durata è la prima cosa che si legge in offerta, e quasi mai la più informativa.
La differenza sta in che cosa il fornitore accetta di misurare, e ogni oggetto ha un suo modo di dimostrare l'inadempimento. La product warranty copre difetti di materiali, difetti di fabbricazione e guasti hardware per un periodo definito, con le esclusioni tipiche per installazione impropria, danni fisici e riparazioni non autorizzate. L'availability warranty fissa per quale quota di tempo il sistema deve essere operativo e pronto all'esercizio, in disponibilità annua, con indicatori di prestazione su percentuale di disponibilità, tempo di risposta e tempo di fermo ammesso; il perimetro può fermarsi al blocco batteria oppure estendersi a PCS, HVAC, EMS e ausiliari. La usable capacity warranty stabilisce l'energia minima effettivamente erogabile rispetto alla nominale, in kWh, MWh o percentuale, e va letta sapendo se il riferimento è lordo o netto e se la misura è in DC o in AC.
Nessuna delle tre sostituisce le altre. Un impianto può essere perfettamente disponibile e avere una capacità sotto soglia, oppure conservare la capacità e restare fermo per un guasto di conversione. Il pacchetto regge solo se i tre impegni combaciano per durata e per perimetro: se sono disallineati, la finestra scoperta è proprio quella in cui il sistema perde più capacità in fretta.
I rimedi sono l'unica parte del testo che produce effetti pratici. Vanno resi espliciti e ordinati per priorità, altrimenti la scelta resta al fornitore.
Prima della firma va verificato anche il glossario, perché sigle come EOL, RTE, DoD, C-rate, LTSA, BMS, EMS e PCS compaiono dentro le soglie e dentro i rimedi, e ognuna può essere definita in più modi. Vanno fissati con la stessa cura i criteri di collaudo e la disponibilità minima riconosciuta. Se una definizione manca nel testo, a scriverla nel momento della contestazione sarà il fornitore, non tu.
Poche domande, poste prima della firma, valgono più di qualunque promessa a voce. Le risposte vanno pretese per iscritto, non lasciate alla fase di trattativa.
È un complemento, non un sostituto. Le due coperture rispondono a rischi diversi: la garanzia del fornitore vincola prestazione e difetti secondo soglie contrattuali, una polizza assicurativa dedicata copre invece danni fisici, incendio, allagamento, eventi accidentali o furto — situazioni fuori dal perimetro della performance warranty. Su progetti finanziati la banca chiede spesso entrambe: la garanzia dimostra che il sistema manterrà la prestazione promessa, la polizza copre l'evento che nessun contratto di garanzia risarcisce. Verificare le sovrapposizioni e le esclusioni tra le due coperture evita di scoprire, al momento del sinistro, che nessuna delle due paga.
Un pacco perde prestazione per due strade parallele. La prima dipende da quanto lo usi, cioè dai cicli di carica e scarica; la seconda dal passare del tempo e dalle condizioni in cui il sistema resta fermo. Un impianto poco sollecitato non è quindi un impianto che non invecchia. Il risultato si vede su tre fronti: capacità disponibile che scende, resistenza interna che sale, efficienza complessiva che cala. Si esprime come ritenzione annua o come curva di decadimento cumulativa: è il numero che il contratto usa per fissare ogni altra soglia, dalla fine garanzia al rimedio dovuto.
Il numero di cicli a catalogo va sempre letto con le condizioni accanto. Una dichiarazione di 6.000 cicli dice poco senza il DoD, il C-rate, la temperatura e il protocollo di prova con cui è stata ottenuta: la stessa cella, su un profilo più aggressivo, arriva a fine vita molto prima. La chimica sposta l'ordine di grandezza, e l'LFP dichiara tipicamente 6.000–10.000 cicli grazie alla maggiore stabilità termica, mentre altre Li-ion industriali si collocano tra 4.000 e 8.000 secondo le condizioni operative.
Gli acceleratori sono noti e quasi tutti governabili dalla strategia di esercizio. Agiscono in combinazione, non uno alla volta.
La leva pratica contro questi meccanismi è la finestra operativa. Setpoint conservativi tra il 10% e il 90% di SOC, condizionamento dimensionato sul caso peggiore e profili di ciclaggio uniformi rallentano la crescita dello strato SEI e la decomposizione dell'elettrolita, i fenomeni che tolgono capacità in modo irreversibile. Costano qualche punto percentuale di energia disponibile subito, ma allungano il numero di anni prima che la capacità scenda sotto la soglia contrattuale.
Il conteggio si fa in cicli equivalenti completi — gli EFC, cioè l'energia complessivamente movimentata riportata a cicli pieni — oppure in anni di servizio, a seconda della chimica e del profilo d'uso. La soglia di fine vita è contrattuale prima che fisica: si fissa di solito al 70% o all'80% della capacità iniziale, e sotto quel livello il sistema funziona ancora ma esce dal perimetro promesso. Le due metriche vanno scritte insieme nel contratto: un impianto può esaurire i cicli anni prima della scadenza temporale, oppure restare sotto il tetto di cicli e arrivare comunque a fine copertura per limite di tempo.
Facciamo due conti, con ipotesi dichiarate. L'energia movimentabile in copertura si ricava come capacità utile moltiplicata per gli EFC riconosciuti: 900 kWh utili per 6.000 EFC danno circa 5,4 GWh di energia complessivamente movimentata e garantita, e quel valore diviso il CAPEX è il costo per kWh ciclato. Con quel numero si confrontano due offerte che dichiarano prezzi e cicli diversi, senza doversi fidare della sola percentuale di ritenzione in copertina.
Per anticipare la soglia invece di subirla servono curve di decadimento, modelli previsionali di invecchiamento e dati storici di esercizio. Gli indicatori di SOH ricavati da tensione e corrente permettono di seguire il decadimento rack per rack senza fermare l'impianto, isolando i moduli che scendono più in fretta della media. Una dichiarazione di catalogo e un dato rilevato sul campo raccontano storie diverse: un'offerta da 8.000 cicli batte una da 2.000 sul costo del ciclo di vita soltanto se il monitoraggio lo dimostra.
Una soglia di prestazione senza un protocollo di prova è una dichiarazione d'intenti. Il test di capacità è ciò che trasforma la percentuale scritta in offerta in un dato opponibile: misura quanta energia il sistema eroga davvero rispetto alla nominale o alla garantita, e serve al collaudo, al monitoraggio periodico e alle contestazioni su capacità residua e disponibilità. Esiste anche un riferimento condiviso, la IEC 62933-2-1, che definisce i metodi di misura di energia nominale, potenza, efficienza di ciclo, tempo di risposta e velocità di variazione della potenza. Richiamarla nel contratto toglie dal tavolo metà delle discussioni successive, perché fissa un metodo condiviso invece di lasciarlo alla prova del fornitore.
Le campagne periodiche valgono più del monitoraggio quotidiano su un punto preciso: intercettano il degrado precoce, gli squilibri tra moduli e i cali di prestazione che le dashboard giornaliere non fanno emergere. Vanno però concordate prima, non quando il problema è già visibile. Nel testo contrattuale va scritto chi ha diritto di assistere alle prove, come si risolvono le discrepanze e quale misura prevale se DC e AC divergono.
Un protocollo incompleto è contestabile da entrambe le parti. Queste sono le voci che non possono mancare.
Vanno verificati insieme anche i due numeri che descrivono il sistema: la potenza nominale in kW, cioè la velocità con cui l'energia esce, e la capacità in kWh, cioè quanta ne è immagazzinata. Il risultato va poi confrontato con le soglie e i metodi di calcolo scritti nel contratto, non con quelli usati in laboratorio dal fornitore. Un collaudo che misura una sola delle due grandezze lascia scoperta l'altra metà dell'obbligazione contrattuale.
La round-trip efficiency si misura sul ciclo completo, rapportando l'energia restituita a quella immessa. Nei sistemi al litio il valore tipico è 90–95%, e lo scarto rispetto a quella banda è la prima cosa da spiegare. Il punto non è il numero in sé ma la sua scomposizione: solo separando le voci si capisce se hai davanti un decadimento fisiologico, un difetto di prodotto o un uso non conforme. Ognuna delle tre diagnosi porta a un rimedio diverso: manutenzione ordinaria nel primo caso, contestazione al fornitore nel secondo, correzione della strategia di esercizio nel terzo.
Le condizioni al contorno vanno registrate insieme al risultato: stato di salute delle celle e condizioni termiche al momento della prova spostano l'esito più di quanto si immagini. Il confronto con gli storici di EMS e BMS trasforma poi il singolo dato in un andamento nel tempo, quello che serve per una modellazione economica onesta: un valore isolato non dice nulla su come il sistema sta invecchiando.
Sui progetti finanziati — microgrid, grandi impianti C&I (commerciali e industriali), asset in project financing — la verifica indipendente vale il suo costo. Test in presenza di terzi, messa in servizio certificata da un ente indipendente e verifica delle procedure di misura tolgono il conflitto di interessi dal tavolo. È una spesa che si ripaga sulla bancabilità, prima ancora che su un eventuale contenzioso.
Una contestazione si vince con i dati, non con le opinioni. Nel momento in cui apri una pratica, il fornitore ti chiede di dimostrare che il sistema è stato esercito dentro il perimetro concordato, e nella maggior parte dei contratti l'onere della prova sta dalla tua parte. Serve quindi una raccolta continua o quasi continua per l'intera durata dell'impegno, con timestamp affidabili ed esportazione in formato leggibile. Un archivio ricostruito a posteriori, con dati riempiti a memoria dopo il fatto, viene respinto tanto dal fornitore quanto da finanziatori e assicuratori.
Va documentata la strategia di esercizio per intero, non il solo dispacciamento: riserva, autoconsumo e comportamento verso la rete fanno parte della stessa prova. È il motivo per cui la tracciabilità si progetta insieme all'impianto e non si aggiunge dopo. Prevederla nel capitolato costa poco prima della firma e non si recupera più una volta che l'impianto è avviato.
L'EMS è la fonte che descrive l'uso, cioè la variabile che il fornitore contesterà per prima. Il tracciato minimo comprende sei voci.
Il BMS scende al livello di cella e di modulo, dove le anomalie iniziano molto prima di diventare visibili in aggregato. È la sola fonte che consente una diagnosi rack per rack, e va conservata con la stessa cura dei dati di esercizio.
La prova si chiude incrociando le fonti. Il confronto tra dati di esercizio, letture del contatore fiscale e risultati dei test di capacità permette di isolare l'anomalia, calcolare la capacità utilizzabile residua e attribuire il downtime; sul fronte termico entrano i controlli su HVAC e il monitoraggio predittivo dell'aging. È lo stesso set di dati che il fornitore userà per dimostrare un'esclusione — permanenza fuori dagli intervalli di temperatura approvati, limiti di ciclo superati, allarmi ignorati. Nella trattativa, chi porta più dati verificabili sposta il peso della prova sull'altra parte.
Una copertura non decade per cattiveria del fornitore: decade perché qualcuno ha esercito il sistema fuori dalle condizioni scritte, o perché non è in grado di dimostrare il contrario. Le cause ricorrenti sono poche e prevedibili — temperature fuori dall'intervallo ammesso, C-rate inappropriati, ciclaggio eccessivo, DoD oltre i valori pattuiti, anomalie termiche non gestite — e quasi tutte passano da impostazioni di controllo cambiate senza aggiornare il contratto. Cambia un setpoint per rincorrere una prestazione migliore, poi un altro: la deriva è graduale e quasi mai deliberata, ed è per questo che nessuno se ne accorge finché non arriva il collaudo.
Un secondo gruppo di cause non riguarda l'uso ma la documentazione. Manutenzione programmata trascurata su HVAC, raffreddamento a liquido e pulizia; registri O&M perduti; allarmi rimasti senza intervento; prove di commissioning o numeri seriali dei componenti non reperibili. Nessuna di queste danneggia il sistema di per sé, ma tutte rendono indimostrabile la conformità dell'esercizio. Davanti a un reclamo il risultato pratico è identico.
Alcuni interventi fanno cadere la copertura in modo immediato, indipendentemente dallo stato di salute del sistema. Vanno concordati per iscritto con il fornitore.
Le clausole da leggere due volte sono quelle che spostano il rischio senza dirlo apertamente. Cinque famiglie richiedono una verifica dedicata.
Vanno lette con attenzione le esclusioni per eventi esterni — forza maggiore, usura naturale, eventi atmosferici, incendi, allagamenti, fulmini, sovratensioni e vandalismo, più le conseguenze di installazione, messa a terra o ventilazione non conformi — insieme alle soglie e ai criteri di misura: capacità residua minima, cicli ammessi, finestre di esercizio, limiti di DoD, temperature operative, soglie di disponibilità e criteri di accettazione. Contano anche l'ambito e le durate per componente, perché pacco, PCS, EMS, HVAC e ausiliari hanno spesso periodi e condizioni diversi dentro la stessa offerta, e la prestazione in ambienti severi — siti caldi, umidi, polverosi, costieri o in quota — che richiede condizioni di raffreddamento e di esercizio scritte esplicitamente nel testo. Chiudono gli obblighi di monitoraggio e assistenza: monitoraggio continuo, tempi di risposta agli allarmi, l'eventuale LTSA (il contratto di servizio pluriennale) o l'obbligo di un manutentore approvato.
Resta da fissare chi fa che cosa. Installazione, commissioning, monitoraggio, aggiornamenti software, gestione degli allarmi e presentazione dei reclami si distribuiscono tra fornitore, EPC, service provider e proprietario, e ogni zona grigia diventa un'obiezione nel momento del contenzioso. Vale la pena verificare anche che le certificazioni del fornitore coprano esattamente quel tipo di installazione e quei profili d'uso, perché la conformità dichiarata in generale non equivale a quella dichiarata sul tuo caso. Quando il testo resta vago proprio su questi punti, è lecito chiedere una riscrittura prima della firma — tanto più se l'impegno è molto lungo, con esclusioni ampie o senza una definizione di usable capacity.
Alcuni segnali si notano già leggendo l'offerta, prima ancora del collaudo. Vanno verificati uno per uno, non archiviati come dettagli tecnici.
Un sistema di accumulo non si ripaga con l'energia che immagazzina, ma con i flussi che abilita: arbitraggio, mercato della capacità, servizi di dispacciamento, e in abbinamento al fotovoltaico un autoconsumo più alto, meno prelievi da rete e una producibilità dispacciabile. Il contesto industriale aiuta, visto che il costo delle batterie agli ioni di litio è sceso del 90% tra il 2010 e il 2023. Ma il conto finale lo fa la capacità che sarà davvero utilizzabile tra dieci anni: è il punto in cui il testo contrattuale entra nel conto economico del progetto.
Il mercato dà la misura del fenomeno. In Europa le nuove installazioni sono passate da 21,9 GWh nel 2024 a 36 GWh nel 2025, con una crescita del 48% che ha portato il parco operativo oltre i 100 GWh; le previsioni indicano oltre 50 GWh nel 2026 e 138 GWh all'anno al 2030, con un parco UE-27 verso i 470 GWh. In Italia il quadro di ricavo si è irrigidito con il MACSE, il meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio gestito da Terna: la prima asta, chiusa il 30 settembre 2025, ha assegnato 10 GWh a 12.959 €/MWh-anno medi, tutti a sistemi al litio in Sud e Isole con esercizio previsto nel 2028, e una seconda procedura da 16 GWh è programmata per l'anno di consegna 2029. Sono numeri che aggiornano le ipotesi di ricavo da mettere a modello, ma il metodo con cui si valuta un impianto — capacità utilizzabile, decadimento, disponibilità — resta lo stesso.
Le priorità da negoziare cambiano con il profilo d'uso. Su un impianto per peak shaving, dove i cicli sono pochi ma la potenza di picco conta, pesa di più la garanzia di disponibilità nei momenti critici che la ritenzione di capacità a lungo termine. Su un impianto per arbitraggio, con cicli quotidiani e throughput elevato, contano gli EFC riconosciuti e la curva di decadimento dichiarata. Su un impianto di riserva, dove il sistema resta fermo per lunghi periodi, la voce da controllare è la capacità disponibile al momento dell'attivazione, non il numero di cicli consumati.
Il ritorno dipende da poche voci, e più della metà le fissa il contratto. Vanno stimate insieme, mai una alla volta.
L'ordine di grandezza, con le ipotesi dichiarate: nei progetti C&I il rientro tipico si colloca tra 3 e 6 anni, soprattutto quando il sistema abbatte i costi legati alla punta di potenza. Un'offerta progettata per oltre 8.000 cicli regge meglio nel lungo periodo di una più economica con vita inferiore, ma il vantaggio si annulla se al ciclaggio elevato si accompagna una perdita di prestazione significativa. Non è una promessa di rientro: è un intervallo che dipende da profilo di carico, spread e ore di fermo effettive.
In uno scenario tipico per un impianto BESS C&I, due offerte a parità di taglia possono differire più sulla garanzia che sul prezzo: la prima fissa la soglia di fine vita al 70-80% della capacità iniziale, la seconda una soglia più permissiva ma un tetto di cicli annui più basso. Con un rientro tipico tra 3 e 6 anni, la seconda può sembrare più conveniente, ma tende a scontare un rischio maggiore se il carico reale supera le ipotesi di offerta. I valori restano esemplificativi e dipendono dal profilo di carico e dalle condizioni contrattuali sottoscritte.
Il costo totale di proprietà va oltre l'acquisto e la manutenzione ordinaria. Entrano manutenzione straordinaria, probabilità di sostituzione, costo dei moduli di ricambio, perdite di efficienza accumulate, valore residuo dell'impianto ed energia utile complessivamente riconosciuta in garanzia. Poi si costruisce lo scenario prudenziale mettendo a bilancio decadimento strutturale, indisponibilità, declassamento di potenza e tempo di fermo. Assumere una capacità costante per tutta la durata è l'errore più comune, e produce un valore attuale netto che nessun impianto reale arriva a confermare sul campo.
Dal lato di chi finanzia contano tre cose: termini di rimedio definiti, trasparenza dei dati di esercizio e coperture sostenute da un LTSA credibile. Prima di firmare, chiedi il conto economico calcolato su una curva di decadimento prudenziale invece che su quella di catalogo, con la capacità utilizzabile a fine periodo scritta in chiaro. Se il fornitore non sa produrre quel calcolo, è già una risposta: significa che il preventivo non è stato costruito su una curva di decadimento verificabile.




Utilizza il cursore per selezionare l'area disponbile per l'installazione dell'impianto.

Definisci il fabbisogno eneregetico dell'Azienda ed il vostro attuale costo dell'energia.

Scopri il dimensionamento dell'impianto e l'analisi completa.
