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Finanziamento Agevolato per PMI
La Nuova Sabatini per il fotovoltaico finanzia le PMI italiane che installano impianti in autoconsumo: contributo statale sugli interessi, importi tra 20.000 e 4 milioni di euro, tassi 2026 e procedura digitale sulla piattaforma MIMIT.

La Nuova Sabatini è lo strumento agevolativo storico per gli investimenti delle PMI italiane in beni strumentali, istituito dall'art. 2, comma 4 del D.L. 69/2013 e gestito dal MIMIT (ex MISE) attraverso la piattaforma benistrumentali.dgiai.gov.it. Funziona come contributo statale a fondo perduto calcolato sugli interessi di un finanziamento bancario quinquennale, eventualmente assistito dal Fondo di Garanzia per le PMI fino all'80%. Una micro, piccola o media impresa manifatturiera che installa un impianto fotovoltaico per autoconsumo produttivo può quindi accedere al credito tramite una banca convenzionata (UniCredit, Intesa Sanpaolo, BPER, Banco BPM e gli altri istituti aderenti) e ricevere parallelamente un contributo del MIMIT che abbatte il costo finanziario dell'operazione.
L'agevolazione copre le immobilizzazioni materiali e immateriali che rispettano le voci B.II.2 e B.II.3 dell'art. 2424 del codice civile, ovvero impianti e macchinari, attrezzature industriali e commerciali, oltre a hardware e software gestionali. I beni devono essere nuovi di fabbrica, possedere autonomia funzionale e rientrare in un piano organico coerente con l'attività d'impresa.
Dal gennaio 2023 il fotovoltaico è esplicitamente riconosciuto come investimento green ammissibile per le PMI dei settori non energetici e non agricoli, a condizione che l'impianto serva l'autoconsumo dello stabilimento e non sia infisso permanentemente al suolo come impianto a terra di tipo utility scale. Sono quindi finanziabili gli impianti in copertura su capannoni industriali, le pensiline fotovoltaiche su piazzali e parcheggi aziendali e i sistemi integrati al ciclo produttivo. Il progetto deve essere accompagnato da certificazioni ambientali rilasciate da organismi accreditati e da una guida tecnica che dimostri la coerenza dell'impianto con il programma d'investimento complessivo dichiarato dall'impresa.
Possono accedere alla Nuova Sabatini le micro, piccole e medie imprese con sede o unità locale in Italia, secondo i parametri dimensionali europei (Raccomandazione 2003/361/CE: fino a 250 dipendenti e 50 milioni di fatturato). L'accesso è trasversale a quasi tutti i comparti produttivi, dal manifatturiero alla logistica fino al terziario qualificato, con una serie di esclusioni settoriali precise. La condizione finanziaria è altrettanto stringente: l'impresa non deve trovarsi in difficoltà secondo la definizione del Regolamento UE 651/2014, criterio che esclude di fatto le aziende con perdite ricorrenti o procedure concorsuali in corso.
Restano esclusi i settori finanziari e assicurativi, le attività connesse all'esportazione (export verso paesi terzi) e la produzione primaria di prodotti agricoli; per il settore della pesca e dell'acquacoltura si applicano regole speciali con massimali più bassi.
Un impianto fotovoltaico non è finanziabile dalla Sabatini quando è destinato alla vendita di energia in rete invece che all'autoconsumo dello stabilimento, quando è installato a terra come utility scale, quando è acquistato o ordinato prima della presentazione della domanda bancaria, oppure quando appartiene a un'impresa operante in un settore escluso come il finanziario, l'assicurativo o la produzione primaria agricola.
La mappa delle esclusioni è importante quanto quella degli investimenti ammissibili: un progetto che rientra solo parzialmente nei requisiti rischia di vedersi rigettare l'intera domanda in fase istruttoria. Sono tagliati fuori sia interi settori economici sia specifiche categorie di beni che non rispettano i criteri di novità, autonomia o destinazione produttiva. L'errore più frequente in fase di domanda riguarda la classificazione tra impianto in autoconsumo e impianto a terra, distinzione che in istruttoria vale quanto la documentazione tecnica: un progetto presentato senza la relazione energetica che dimostra la destinazione in autoconsumo viene rifiutato indipendentemente dalla qualità dell'installazione. (In pratica: se il punto di connessione è a valle del contatore aziendale e la produzione non viene immessa in rete, la qualifica green regge l'istruttoria.)
La struttura economica della Nuova Sabatini ruota intorno a un finanziamento bancario standard a tasso di mercato, sul quale lo Stato calcola un contributo a fondo perduto pari agli interessi che maturerebbero applicando un tasso convenzionale fissato per decreto MIMIT. Il contributo viene erogato dal Ministero, mentre l'istituto di credito mantiene la sua remunerazione di mercato: l'impresa di fatto si ritrova con una rata netta sensibilmente ridotta.
L'agevolazione è calibrata su investimenti compresi tra 20.000 e 4 milioni di euro per singola impresa, con un massimale cumulato di 4 milioni di euro per beneficiario nel periodo di programmazione. La durata del finanziamento bancario è di massimo 5 anni dalla data di stipula, con possibilità di un preammortamento massimo di 12 mesi per consentire la messa in esercizio degli impianti. Per un impianto fotovoltaico industriale di taglia tipica (intorno ai 100-200 kWp) l'investimento ricade nella fascia centrale dell'agevolazione, dove l'effetto economico del contributo è più evidente.
Le domande di finanziamento Sabatini possono essere assistite dal Fondo Centrale di Garanzia per le PMI gestito da Mediocredito Centrale, con copertura fino all'80% dell'importo finanziato. La garanzia pubblica riduce il rischio per l'istituto di credito e di conseguenza migliora le condizioni applicate all'impresa, rendendo accessibile l'operazione anche a realtà con strutture patrimoniali non particolarmente solide. La richiesta di garanzia viene istruita in parallelo alla pratica bancaria e non richiede un'istanza separata alla piattaforma MIMIT.
Il DM MIMIT (Allegato 6/C) prevede tre percorsi alternativi per dimostrare la qualifica green dell'investimento. Il primo, quello più diffuso tra le PMI manifatturiere, è la certificazione di sistema di gestione ambientale ISO 14001 o la registrazione EMAS (Reg. UE 1221/2009), rilasciata o validata da un organismo accreditato indipendente. Il secondo percorso riguarda i beni coperti da certificazione di prodotto riconosciuta a livello europeo: Ecolabel UE, conformità agli standard ISO 14021 (autodichiarazioni ambientali) o ISO 14025 (dichiarazioni ambientali di prodotto di Tipo III). Il terzo percorso, praticabile per tipologie di beni specifiche, è l'autodichiarazione ambientale conforme a ISO 14021 redatta dal fornitore e presentata con la domanda. La certificazione deve essere in possesso dell'impresa alla data di presentazione della richiesta di erogazione del contributo, non necessariamente al momento della domanda iniziale.
La dotazione complessiva della misura ha attraversato diverse fasi di rifinanziamento dal 2013 ad oggi. La Legge di Bilancio 2026 ha stanziato 650 milioni di euro aggiuntivi, ripartiti in 200 milioni già disponibili nel 2026 e 450 milioni programmati per il 2027, portando la dotazione complessiva utilizzabile fino al 31 dicembre 2029 a circa 2,3 miliardi di euro. Una somma che, sulla base dei tassi di assorbimento medi degli ultimi tre anni, dovrebbe coprire qualche decina di migliaia di nuove domande tra investimenti ordinari, green e 4.0.
Il meccanismo di prenotazione fondi è a sportello permanente con tracciamento in tempo reale sulla piattaforma benistrumentali.dgiai.gov.it: ogni banca convenzionata può visualizzare la capienza residua per categoria di tasso e prenotare i fondi in fase di delibera.
Quando una categoria esaurisce la dotazione disponibile il MIMIT può disporre una riprogrammazione interna delle quote o attendere il rifinanziamento successivo, come già accaduto nel ciclo 2023-2024. Per la quota green il MIMIT monitora l'assorbimento specifico, dato che le PMI energy-intensive hanno aumentato le richieste per impianti fotovoltaici di autoconsumo a partire dalla crisi energetica del 2022. (Chi gestisce la pratica bancaria lo sa bene: i fondi per il tasso green si esauriscono prima degli ordinari nei periodi di alta domanda.)
L'iter della Nuova Sabatini è un percorso a doppio binario in cui la banca è il primo interlocutore dell'impresa e il MIMIT interviene solo dopo la delibera del finanziamento.
La domanda di contributo viene compilata dall'impresa in autonomia sulla piattaforma ministeriale, ma deve essere coordinata con l'istruttoria creditizia portata avanti dall'istituto bancario.
Per quantificare il vantaggio reale della Sabatini sul fotovoltaico, consideriamo il caso di una PMI metalmeccanica della provincia di Brescia con un capannone di 1.500 m² e un consumo elettrico annuo intorno ai 95.000 kWh. L'impresa decide di installare un impianto fotovoltaico in copertura da 80 kWp con sistema di accumulo da 30 kWh, per coprire circa il 70% del fabbisogno in autoconsumo diretto. L'investimento complessivo si attesta sui 110.000 euro, fatturato e leasing finanziario stipulato con BPER Banca a 60 mesi. In uno scenario comparabile — capannone del Nord-Ovest con 60-100 kWp in copertura, moduli Trina Vertex S+ o JA Solar DeepBlue e inverter SolarEdge SE o Solis S6 — il contributo Sabatini Green può coprire 8.000-14.000 euro sul finanziamento, riducendo il costo effettivo del capitale di circa il 9-12% del CAPEX.
Sulla quota green la Sabatini calcola il contributo a fondo perduto applicando il tasso convenzionale del 3,575% al piano di ammortamento del finanziamento. Il contributo statale risultante è di circa 10.700 euro, erogato in un'unica soluzione perché inferiore a 200.000 euro. Aggiungendo il Fondo Garanzia PMI all'80% sulla quota finanziata, la banca riduce di un punto circa lo spread applicato. Il risultato netto per l'impresa è un costo finanziario equivalente a un mutuo non agevolato di circa 95.000 euro: il fotovoltaico, che produrrà stabilmente intorno a 100.000 kWh/anno, abbatte la bolletta industriale e l'agevolazione recupera circa il 10% del CAPEX in conto interessi.
La Nuova Sabatini non è l'unica leva agevolativa a disposizione di una PMI che installa un impianto fotovoltaico nel 2026: convive con il Decreto Transizione 5.0, con le procedure CER (Comunità Energetiche Rinnovabili) e con la fiscalità ordinaria del super-ammortamento. La differenza strutturale è che la Sabatini agisce sul costo finanziario dell'investimento attraverso un contributo statale sugli interessi, mentre la Transizione 5.0 lavora sul lato fiscale con un credito d'imposta compensabile in F24 calcolato sulla quota di investimento collegata a una riduzione documentata dei consumi energetici.
In pratica le due misure sono cumulabili nei limiti dell'intensità di aiuto consentita dal Regolamento UE 651/2014: una PMI che installa un impianto fotovoltaico in copertura abbinato a una sostituzione di macchinari più efficienti può ottenere il credito d'imposta Transizione 5.0 sull'intero pacchetto e parallelamente il contributo Sabatini sulla quota fotovoltaica, a patto che il piano d'investimento sia organico e che la documentazione tecnica certifichi il risparmio energetico richiesto dal MIMIT. La Sabatini resta inoltre l'unico strumento che copre direttamente il costo del capitale di debito, aspetto che diventa determinante per le imprese con IRES bassa o perdite pregresse, dove un credito d'imposta non compensato entro 3-4 anni perde di fatto il suo valore economico.
La scelta tra le due misure dipende dalla struttura finanziaria e fiscale dell'impresa. La Sabatini è preferibile quando la capacità fiscale è limitata — un'impresa con IRES bassa o perdite pregresse non può assorbire rapidamente un credito d'imposta Transizione 5.0, mentre il contributo Sabatini arriva come liquidità diretta sul conto. È da preferire anche quando l'investimento fotovoltaico non è abbinato a un efficientamento dei macchinari che raggiunga la riduzione documentata dei consumi del 3% (sito) o del 5% (processo) richiesta da Transizione 5.0. Sul piano procedurale, infine, la Sabatini non richiede perizia asseverata né monitoraggio energetico post-investimento, il che riduce sensibilmente il carico amministrativo rispetto alla rendicontazione prevista da Transizione 5.0.
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